OMELIE / Omelie IT
08 mar 2026 08/03/2026 - 3ª Domenica di Quaresima - anno A
08/03/2026 - 3ª Domenica di Quaresima - anno A
1ª lettura Es 17,3-7 dal Salmo 94 2ª lettura Rm 5,1-2.5-8 Vangelo Gv 4,5-42
La sete! La sete di acqua e le altre seti del cuore umano: è questo il problema toccato e risolto dalle pagine sante che abbiamo ascoltato.
Il popolo guidato da Mosè ha sete, nel senso letterale del termine. Si trova nel deserto e non vede un’oasi, non c’è una fonte: sia gli uomini che il bestiame soffrono. Tutti reagiscono lamentandosi e rimpiangendo il passato, benché fosse un passato di schiavitù. Persino Mosè questa volta si lamenta con Dio, e chiede: «Che cosa farò io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno!». Mosè stesso stavolta cede alla pressione del popolo: ritiene di essere egli stesso il protagonista e di dover essere il salvatore della situazione. Non chiede a Dio: cosa farai tu?, bensì: cosa farò io? Dimentica che è Dio che ha in mano la vita di tutti. Sia il popolo che Mosè dimenticano i grandi prodigi cui avevano già assistito e di cui erano stati beneficiari. Dio era intervenuto in situazioni ben peggiori: perché lamentarsi con lui? Perché a nessuno viene in mente, invece, di chiedergli con umiltà e semplicità e rinnovata fiducia un nuovo intervento del suo amore misericordioso?
Dio interviene anche stavolta adoperando l’obbedienza di Mosè, che dovrà soltanto battere la roccia con lo stesso bastone che aveva alzato sul mare Rosso per passare sull’asciutto.
Questo luogo dell’acqua dalla roccia resterà nella memoria del popolo, come luogo del peccato di Mosè: ha dubitato, non ha manifestato fiducia nel loro Dio, dimenticando che è capace di ascoltare la preghiera. Anche questo episodio è profetico: ci prepara a comprendere Gesù!
E arriviamo proprio a lui: si trova da solo a Sicar, in Samaria. I discepoli, preoccupati, sono andati tutti a fare rifornimento di cibarie. Gesù è rimasto da solo presso il pozzo, e ha sete. Non si lamenta però né della solitudine né della sete: attende che Dio provveda.
Arriva una donna con quanto occorre per attingere: Gesù la vede come un angelo di Dio, e, con umiltà e semplicità, le chiede che attinga per lui. Proprio la sua umiltà tocca il cuore della donna, che si sarebbe aspettata un atteggiamento di pretesa, dato che tutti i Giudei vantano superiorità sui Samaritani. Ella gli manifesta questa sua sorpresa. Egli prende la palla al balzo, e, ancora con umiltà, afferma proprio la superiorità dei Giudei, ma una superiorità che li rende servitori della sete di cui soffrono tutti gli uomini, anche i Samaritani. Tutti gli uomini hanno sete di vita eterna, e questa da dove viene? La portano proprio i Giudei: nemmeno essi lo sanno, ma è proprio uno di loro che può donare a tutti la vita divina: è lui stesso la vita eterna, il dono che soddisfa ogni sete del cuore umano.
Per aiutarla a comprendere, Gesù tocca il tasto della sete di affetto di cui proprio ella soffre. I mariti non l’hanno accontentata, e ora nemmeno il compagno. Lei capisce: se lui parla dell’amore vero, è un profeta di Dio. E un profeta vero riconosce e sa distinguere il vero Dio dalle divinità che gli vorrebbero somigliare. È il momento adatto: Gesù si rivela, adagio, senza forzature. Le parla del modo di adorare Dio, che non ha bisogno di luoghi per essere amato dagli uomini, ma ha bisogno del loro cuore. Non è un Dio come gli altri dei, perché è capace di amare, e incontra gli uomini dentro la loro vita. Dio è un Padre, e lo incontriamo «in spirito e verità».
La donna non comprende, ma sa che verrà il Messia, e questi farà conoscere il Dio vero e il modo di incontrarlo. A questo punto Gesù si rivela, proprio a lei, samaritana rifiutata da cinque uomini e scontenta del sesto: «Sono io, che parlo con te».
Ora la donna si sente e si rende utile a tutta la città. Invita tutti a vedere e incontrare un uomo che le ha fatto comprendere la propria vita, compreso l’errore fondamentale da lei commesso: mettersi nelle mani degli uomini invece che in quelle di Dio, l’unico capace di amare come un padre. La sete degli uomini riceve una risposta, riceve l’acqua vera, che non ha bisogno di anfore per attingerla. Il pozzo è in mezzo a loro, è proprio lui, Gesù.
Il bastone di Mosè non serve più. Lo comprendono gli abitanti di Sicar: invitano Gesù a stare con loro due giorni, per dissetarsi tutti con le sue parole. E le sue parole li trasformano. Li ha aiutati sì la donna, ma adesso essi dichiarano di credere che lui è «il Salvatore del mondo» perché hanno ascoltato proprio lui. Profezia per noi: quel che gli altri ci dicono di Gesù è troppo poco, anzi, inutile, se non lo ascoltiamo personalmente. Non basta sapere che c’è l’acqua, è necessario attingerla per spegnere la sete. Ce lo dice anche San Paolo: «Siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo».
19_TQ03A_2026_it(44,03 K)
In primo piano
OMELIE / Omelie IT
SCRITTI IN ALTRE LINGUE
- Kalender für das laufende Jahr
- Kleinschriften
- Kleinschriften „Fünf Gerstenbrote“
- Einleitung
- Übriggebliebene Stücke
- Abbà
- Befreiungsgebet
- Vater unser - Band 1
- Vater unser - Band 2
- Vater unser - Band 3
- Wie der Tau
- Die Psalmen
- Siebzig mal sieben mal
- Die Hingabe
- Notizen von Vigilius, dem heiligen Bischof von Trient
- Ich gehe zur Messe
- Glaube und Leben
- Du bist mein Sohn
- Er nannte sie Apostel
- Sie fordern Zeichen, sie suchen Weisheit
- Kalender 2008-2011

A-G


