OMELIE / Omelie IT
11 ott 2026 11/10/2026 - 28ª Domenica del T.O. - anno A
11/10/2026 - 28ª Domenica del T.O. - anno A
1ª lettura Is 25,6-10 dal Salmo 22 2ª lettura Fil 4,12-14.19-20 Vangelo Mt 22,1-14
In questa domenica viene annunciata una grande gioia. Il profeta vede un banchetto particolarmente ricco, al quale sono presenti non persone scelte, ma addirittura «tutti i popoli». Come mai? Arriva una notizia strabiliante: non c’è più la morte che fa tanta paura da tenere gli uni distanti dagli altri. È venuto colui che doveva venire: «Ecco il nostro Dio; in lui abbiamo sperato perché ci salvasse». La notizia è sicura, e non è soltanto per il popolo d’Israele, che pure verrà sanato dall’ignominia di cui doveva essere continuamente rimproverato.
Gesù prende lo spunto da questa pagina di Isaia per formulare una sua parabola per i capi dei sacerdoti e i farisei. Essi sono particolarmente bisognosi della sua attenzione; sono quelli che non sono stati capaci di interpretare i segni offerti davanti ai loro occhi nel tempio: i ciechi hanno aperto gli occhi e gli storpi saltavano di gioia. Erano i segni previsti dai profeti per l’arrivo del Messia, di colui che agisce a nome di Dio e con la sua potenza per la salvezza e il bene del popolo.
Ebbene, lo stesso profeta annuncia che la stessa gioia sarà per tutti i popoli. Gesù aveva dato segni anche di questo tipo, esaudendo il centurione e la donna cananea, e inoltrandosi nel territorio pagano dove ha liberato gli indemoniati dalla loro possessione. La gioia per i popoli è in arrivo, preannunciata e pregustata.
Ora Gesù parla di un banchetto pronto. Riescono i capi e i farisei a pensare alla gioia del banchetto annunciato da Isaia? Allora capirebbero che lui parla della festa cui essi non vogliono partecipare. Non la ritengono importante, per loro non è una festa. Sono essi gli invitati che rifiutano l’invito. Hanno altro da fare. A loro non interessa la gioia del re. Questi offre il banchetto per le nozze del figlio: darà la vita per la sposa, il popolo d’Israele. Visto il rifiuto dei primi invitati, si dà da fare per trovare altre persone: trova tutti quelli che sono ritenuti ultimi, indegni, incapaci di stare alla presenza di Dio, o perché peccatori o perché infermi, «cattivi e buoni». Questi godranno per l’invito, e daranno gioia al re. Nel suo racconto Gesù ce li fa vedere già nella sala, tutti pronti a mangiare e rallegrarsi.
I capi dei sacerdoti e i farisei che cosa riescono a capire? Sono essi che si ritengono invitati da Dio a godere le promesse dei profeti. Ma per loro sono cose lontane, che non si avvereranno mai: si sentono padroni che non devono rispondere a nessuno del loro operato. Possono trafficare indisturbati per i propri interessi anche nell’area del tempio. Certamente uno che viene da Nazaret, anche se acclamato da quella gente che essi ritengono maledetta, non cambia i loro propositi.
Gesù continua la sua parabola, che non è ancora alla fine. La finale servirà anche per i suoi discepoli. Tra quelli che sono entrati alle nozze ce n’è uno che attira l’attenzione. È venuto, ha accolto l’invito, ma ha rifiutato l’abito nuziale. Come mai? Non accetta di cambiare il proprio vestito? Vuole rimanere così com’è senza far nulla per essere in comunione con gli altri invitati? Il suo è un atto di superbia? Si ritiene in diritto del banchetto, e non lo vive con un dono gratuito?
Nella parabola il re si mostra irritato da questo rifiuto, e interroga l’uomo pretenzioso e orgoglioso. Questi non può rispondere, non ha un motivo santo. e viene buttato fuori, non essendo adatto al regno dei cieli. In questo regno c’è posto solo per gli umili, per chi gode di essere riconoscente. Servirà anche ai discepoli, perché anch’essi potranno avere tentazioni orgogliose o superbe.
L’apostolo, scrivendo alla comunità di Filippi, confida la propria gioia per i doni ricevuti da loro. Egli non ha mai chiesto nulla, anzi, è sempre stato contento di lavorare per guadagnarsi da vivere. Non ha chiesto nulla nemmeno a questa comunità con cui ha particolare familiarità, ma ora gode nel vedere la loro generosità, certo che «Dio, a sua volta, colmerà ogni vostro bisogno secondo la sua ricchezza con magnificenza, in Cristo Gesù». Vediamo così l’umiltà di San Paolo, che accetta di essere aiutato finanziariamente dai suoi fedeli. Egli dà loro testimonianza di essersi abituato a tutto, alla fame come alla sazietà, perché «Tutto posso in colui che mi dà la forza». Gesù è sempre presente nella sua vita, in ogni situazione, ed è lui che dà valore sia alla fame che al benessere, proprio lui, rifiutato dai capi dei sacerdoti del tempio. Hanno rifiutato la festa del banchetto perché lui ad essi dà fastidio e lo ritengono inutile.
Noi ti accogliamo Gesù, e accettiamo di rivestirci di te, per essere graditi al Padre e a tutti quelli che lui ha chiamato a far festa per te!
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